Dal 2007 al 2013 si contano in media 10.000 nuove diagnosi ogni anno, ma secondo le stime ufficiali dovrebbero essere molte di più, poichè l’incidenza della patologia in Italia sarebbe più alta, cioè pari a un abitante su 100 (1% popolazione). Un dato sorprendente  se si confronta con altri paesi che hanno una prevalenza molto inferiore della patologia.


Ma altrettanto sorprendente è il dato della velocità nella sua diffusione: altre patologie, come ad esempio la rinite allergica, ha avuto un tasso di crescita del 33% tra il 2007 e il 2010, mentre invece la diffusione della celiachia è aumentata del 90% negli stessi anni.


Eppure gli esperti assicurano che non si tratta di una sovrastima.

“I casi sono aumentati per una maggiore attenzione alla diagnosi” ha detto il dott. Paolo Patanella, dell‘Azienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini di Roma. “In precedenza invece venivano solo riconosciute le forme tipiche di celiachia”.

La persona affetta da celiachia non può magiare il glutine, perché la sua ingestione provoca una reazione immunitaria che finisce per danneggiare la mucosa dei villi intestinali, con arresto della crescita o anemia.

Per un celiaco occorre evitare tutti i cibi che contengano glutine, come l’avena, il frumento, il farro, il Kamut®, l’orzo, la segale e il triticale e a volte non è così semplice, dato che questa sostanza si potrebbe nascondere all’interno di cibi già pronti anche come semplice contaminazione.

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