La celiachia, l’intolleranza alimentare più diffusa dopo quella del lattosio, si diagnostica oggi con molta più facilità che in passato.

Eppure… In Italia il primato dei casi di celiachia va alle regioni settentrionali.

Oltre 164.000 pazienti diagnosticati, quasi 16.000 più dello scorso anno (+10% circa).

La situazione potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg: le stime mondiali infatti dicono che la celiachia (intolleranza al glutine) colpisce l’1% delle popolazioni occidentali. Di conseguenza i malati in Italia dovrebbero aggirarsi a 600.000 casi.

La relazione sulla celiachia è stata presentata dal ministero della salute Beatirce Lorenzin al Parlamento italiano. Il documento contiene le informazioni scientifiche, i dati epidemiologici e la mappa della rete dei centri di riferimento che effettuano prevenzioni, diagnosi e sorveglianza sulla celiachia.

Il trend di crescita aumenta di anno in anno? o forse oggi gli strumenti diagnostici sono più accessibili?

E’ più veritiera la seconda ipotesi visti i progressi effetuati negli ultimi trent’anni, a partire – soprattutto – dalla scoperta degli anticorpi in grado di segnalare la comparsa dell’intolleranza stessa.

In Italia emerge il “primato” delle regioni settentrionali. Il 46% dei celiaci vivono al nord-italia. Il 22% al centro, il 19% al sud e il 13% nelle isole. La regione con il maggior numero di casi di celiachia è la Lombardia, seguita da Lazio e Campania.

La vita per un celiaco oggi è molto più facile che in passato, grazie alla disponibilità di terapie efficaci quali soprattutto la dieta senza glutine, data l’ampia disponibilità di cibi senza glutine presenti oggi nei supermercati. Alimenti privi del composito tossico o sostituti di pane, pasta e biscotti, prodotti da Aziende per soddisfare le esigenze di una dieta totalmente gluten-free.

Nessun problema nel conscumo di cerali quali mais, riso, sorgo e miglio, o quinoa, oltre a carne, pesce, uova, tuberi, frutta, verdura, ortaggi e legumi.

Molti passi avanti si sono fatti inoltre nella ristorazione collettiva: dal 2005 le mense delle scuole, ospedali e strutture pubbliche devono “somministrare, previa richiesta degli interessati, anche pasti senza gluitne”.

Così pure nei bar, ristoranti, grazie all’impegno sul territorio dell’Associazione Italiana Celiachia (Aic), dove è sempre più frequente trovare menù creati per i celiaci.

Nemmeno il momento di introduzione di cibi solidi (quindi del glutine) durante lo svezzamento gioca un ruolo chiave nello sviluppo della malattia celiacha, come dimostrato da uno studio italiano pubblicato nel mesi scorsi sul New England Journal of Medicine.

La celiachia rimane – prima di tutto – una questione genetica.

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