Che l’allattamento al seno sia fondamentale per la buona crescita del neonato è cosa nota a tutti.

Che l’allattamento aiuterebbe a ridurre la predisposizione alla celiachia, è cosa meno nota!

Questo articolo nasce proprio con lo scopo di chiarire questa notizia, e di capire soprattutto: vera o falsa?

La celiachia è un disordine autoimmune che consiste nell’impossibilità di digerire il glutine, una proteina presente nel frumento, nell’orzo, nel segale e in molti altri cereali, e secondo alcune ricerche pare che alla base dello stesso ci sia l’assenza di determinati batteri dell’intestino chiamati bifidobatteri.

I bifidobatteri stimolati dal latte materno, e di conseguenza durante l’allattamento, il bambino li produrrà e depositerà nel proprio intestino.

Grazie a questo evento, si ridurranno al minimo le probabilità che la celiachia si manifesti.

Tutto questo è emerso da diverse sperimentazioni, durante le quali in provette contenenti cellule intestinali umane ricche di bifidobatteri, veniva introdotto del glutine. Nello stesso tempo, si poteva notare il fatto che i  bifidobatteri permettevano alle cellule di tollerare il glutine invece di causarne l’infiammazione.

A questo punto sorge spontanea la domanda: “E le donne che non producono il latte, come possono fare?”.

Nel caso in cui una donna non possa allattare il proprio bambino, non ha da preoccuparsi, visto che può stimolare l’immunità alla celiachia del bambino anche durante lo svezzamento, basta infatti, introdurre nei diversi preparati utili allo stesso, una piccolissima quantità di glutine.

Ovviamente, il tutto deve avvenire tra il 4° e il 6° mese di vita del bambino.

Questa semplice operazione, ridurrebbe del 50% le probabilità di manifestazione dell’intolleranza.

Quindi, il latte materno non solo contribuirebbe a rinforzare il sistema immunitario del proprio bambino, ma aiuterebbe a contrastare l’insorgenza di un disturbo alimentare, che seppur non mortale, condizionerà la sua vita.

Per qualsiasi chiarimento in merito a quanto affermato in questo articolo è necessario consultare il proprio medico.

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